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Errori di segnaletica interna che confondono il cliente

In molti locali food, la difficoltà di orientamento nasce dallo spazio stesso. Cartelli aggiunti nel tempo, menu riposizionati più volte, indicazioni provvisorie trasformate in definitive: la segnaletica interna spesso cresce per stratificazione, non per progetto. Il risultato è un ambiente che richiede al cliente uno sforzo cognitivo costante: capire dove ordinare, dove pagare, dove ritirare, dove attendere. Ogni esitazione rallenta i flussi, aumenta l’affollamento e genera una sensazione di disordine, anche quando il locale è pulito e ben gestito.

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Un buon progetto parte anche dallo spazio dei rifiuti

È uno degli aspetti meno trattati del food retail, eppure determina gran parte dell’ordine quotidiano. La gestione dei rifiuti è un elemento importante del locale, non un dettaglio marginale. Quando non viene progettata con metodo, diventa un punto critico che compromette estetica, igiene, flussi e percezione del cliente. Pensare allo spazio dei rifiuti in fase progettuale è la base di un locale realmente funzionante.

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Il fuori orario nel food retail

I locali con il tempo sono diventati contenitori di esperienze. Nel food retail si sta scoprendo il valore del “fuori orario”, cioè momenti in cui lo spazio cambia ritmo, luce e funzione per ospitare riunioni, piccoli eventi, corsi di formazione o degustazioni private.

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La progettazione del magazzino che nessuno racconta

È lo spazio che nessuno mostra, ma da cui tutto dipende. Nel food retail, il magazzino è il vero centro operativo: regola i tempi, determina l’efficienza e incide sulla qualità del servizio. Quando è disordinato o mal progettato, rallenta ogni fase (dal carico delle merci al rifornimento dei banchi) generando attese, stress e costi invisibili. Un magazzino studiato invece con logica e metodo diventa una macchina silenziosa: fa scorrere il lavoro, riduce gli errori e sostiene la produttività.

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La cura nel food retail tra tovaglie e minimalismo

Nel settore food oggi convivono due correnti parallele. Su alcune testate si documenta il ritorno della tovaglia bianca nella ristorazione: una riscoperta della ritualità, simbologia di predisposizione all’accoglienza. Su altre, in parallelo, viene testimoniata l’estetica essenziale dei format contemporanei nei locali food, con superfici nude, materiali puri e un minimalismo quasi meditativo. Due tendenze che però sono facce della stessa medaglia: la cura per i clienti. JollyJ parte da questa prospettiva per interpretare i nuovi spazi del food retail, dove funzionalità e sensibilità convivono, concretizzando un modo di accogliere odierno.

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